![]() Nell'estate del 1900 l'etnografo, fotografo e giornalista valdostano Jules Brocherel fu chiamato insieme alla guida di Macugnaga Mattia Zurbriggen ad unirsi alla spedizione finanziata dal principe romano Scipione Borghese in Tien Shan, ai confini fra Chirghisia (oggi Kyrgyzstan) e Cina.
La spedizione si prefiggeva di conquistare la vetta del mitico Khan Tengri, allora ritenuta la più alta della regione. Dopo un lungo viaggio via mare fino a Batumi, in Georgia, da qui a Baku e di nuovo via mare sul Caspio, poi in ferrovia sui binari della Transcaspiana, Brocherel arrivò a Tashkent, la capitale del Turkestan russo.
Qui si incontrò con Borghese e Zurbriggen, e il viaggio proseguì fino a Przheval'sk, sulle rive del lago Issyk-Kul.Da qui la spedizione si inoltrò per le valli del Tien Shan. Dopo diverse settimane in alta montagna e dopo essersi ricreduto due volte sull'esatta posizione della montagna, il gruppo finalmente identificò con precisione la montagna nella valle di Inhyl'cek, a 50 chilometri di distanza rispetto alle carte militari russe. Il tempo avverso e la stanchezza dei portatori impedirono l'ultimo avvicinamento e l'ascensione. Zurbriggen ritornò in patria, Brocherel e Borghese proseguirono insieme in treno verso la Siberia. Al ritorno della spedizione, il Principe Borghese non divulgò i taccuini del viaggio mentre Brocherel pubblicò resoconti approfonditi su diverse testate, accompagnati da fotografie di eccezionale interesse. Le macchine, in realtà, erano di proprietà di Borghese e oggi non sappiamo quante di queste immagini furono scattate dallo stesso Brocherel. Nel Tien Shan, oltre a scattare fotografie, tracciare mappe, misurare ogni giorno temperatura e pressione e compilare un piccolo vocabolario di termini kyrgyzi, Brocherel raccolse insetti, minerali, pietre preziose, 1.800 esemplari di piante disseccate e 160 sementi di piante che rivendette a giardini botanici e collezionisti. Nell'estate del 1999, a distanza di cento anni Stefano Torrione ed Eugenio Alberti Schatz hanno ripetuto il viaggio in Asia di Borghese e Brocherel partendo da Baku e raggiungendo il ghiacciaio alle pendici del Khan Tengri, in Kyrgyzstan.
Sono passati cent'anni e lo spirito della spedizione è necessariamente cambiato: le foto sono a colori, si arriva in aereo e sull'asfalto, i paesi attraversati hanno conosciuto l'accelerazione impressa dal modello sovietico (industrie, infrastrutture, alfabetizzazione e, nel caso del Kyrgyzstan, la scrittura vera e propria), le popolazioni nomadi sono state in gran parte sedentarizzate con la forza in epoca staliniana.
Grazie anche alla possibilità di comunicare direttamente in russo, una lingua che in queste regioni apre quasi tutte le porte, lo spessore dei contatti umani è diverso.La vocazione centroasiatica agli scambi economici e al mescolamento di razze e culture fa di queste società un laboratorio a cielo aperto in cui il viaggiatore si sorprende di continuo, una volta per l'apertura dei costumi ai circuiti globali, e quella successiva per la conservazione di tradizione antichissime; una volta per le lancinanti contraddizioni di sapore feudale, e quella successiva per il calore delle persone; una volta per l'ostentazione della ricchezza, e quella successiva per un innato talento e rispetto per le cose spirituali. |