Il programma completo



La Mostra fotografica sarà presentata alle 20,30 e resterà aperta al pubblico per tutta la durata della rassegna dalle 18,00 alle 23,00.

Era il 1961 e, con il titolo "Il fotografo si chiama Bonatti", il settimanale Epoca aprì la pagina del reportage moderno in Italia. Dal 1964 in poi, un'intera generazione iniziò ad attendere con ansia l'uscita in edicola, per poi sfogliare il giornale fino alle favolose pagine centrali, dove i confini non c'erano più. Amazzonia, Yukon, Sumatra, India e Patagonia divennero tangibili, finalmente, anche da noi, dove solo pochi fortunati avevano la possibilità di incontrare, sulle pagine del celebrato National Geographic, i luoghi più lontani e favolosi. Il mondo degli anni '60 era ben diverso da quello di oggi: il Rio delle Amazzoni era davvero lontano, il Gange ancora più simile a quello di Salgari che alle foto di un catalogo d'agenzia. E, in più, al fascino dei luoghi si aggiungeva l'avventura. Perché Walter Bonatti - che negli anni precedenti era stato uno dei più forti alpinisti italiani - in giro per il mondo ci andava da solo, senza le spedizioni, i portatori o gli assistenti. La mostra "Fermare le emozioni", realizzata dal Museo Nazionale della Montagna di Torino e dalla Regione Piemonte, è composta da circa 150 immagini di quegli anni, testimonianza del lavoro di un grande e particolare reporter. Ma anche, e soprattutto, le foto esposte sono il sogno di una generazione di giovani che, nella piccola Italia dell'epoca, avevano visto aprirsi una finestra verso il mondo.




Regia:
Fotografia:
Montaggio:
Produzione:
Durata:
Carlo A. Rossi
Viviana Ballarini
Roberto Tresca
RAI Sede regionale per la Valle d'Aosta
30'

Un documentario che è l'ideale completamento della mostra "Fermare le Emozioni - l'universo fotografico di Walter Bonatti". Nel film si ripercorrono, anche con l'uso di filmati di repertorio, le fasi della carriera alpinistica di Bonatti e, in seguito, della lunga attività di reporter inviato ai quattro angoli del pianeta dal settimanale Epoca. Il documentario è stato realizzato in collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna e con la consulenza di Roberto Mantovani.




Il film verrà accompagnato da un commento musicale dal vivo e sarà introdotto da Massimo Frezzotti, geologo dell'ENEA, più volte responsabile della missione italiana in Antartide.

"Quando Frank Hurley portò le sue macchine da presa sull'Endurance, nell'agosto del 1914, prima della partenza della spedizione antartica di Ernest Shackleton, non aveva idea di cosa si sarebbe trovato a filmare. Questo film muto, presentato al pubblico nel 1919, contiene le immagini girate da Hurley durante la spedizione, il racconto di cosa accadde quando la nave venne intrappolata dai ghiacci lasciando gli esploratori con poche speranze di salvezza. Certo, noi sappiamo che Shackleton e compagni si salvarono, più di due anni dopo la partenza, grazie ad un impressionante viaggio di 800 miglia in una scialuppa ma questo film ci racconta la forza di questi uomini, anche nel momento in cui la salvezza appariva impossibile. L'inizio del film descrive gli avvenimenti come una storiella inglese, ma è impressionante notare come gli esploratori riuscirono a tener alto il morale anche quando le cose volgevano al peggio: allenando i loro cani, imparando a sciare e continuando le loro ricerche scientifiche. Hurley filmò anche il momento in cui la nave, stritolata dal ghiaccio, affondò: pochi secondi che emozionano anche oggi. E, quando la prova ebbe termine, Hurley trovò il tempo per filmare la natura della South Georgia e la base baleniera dove gli uomini esausti giunsero dopo il viaggio. Il film appena restaurato è in ottime condizioni e ci permette di vedere, per la prima volta dall'uscita della pellicola, un'incredibile avventura tornata alla vita."

Simon Leake






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